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Killing fantasy
di Antonio Lo Gatto
IN BIBLIOTECA: 1981
Nella biblioteca di Nocera c’erano persone diverse tra loro, ma lui aveva delle fantasie diverse: la sua giovinezza era passata in questa biblioteca, ma non avrebbe mai immaginato che la sua vecchiaia sarebbe finita così.
A CASA
Le chiavi di casa erano sotto allo zerbino, dopo aver messo la macchina nel box, le prese e aprì la porta in noce, chiudendo la porta poté esaminare la sua bella casa composta da mobili in legno di vecchia data, vi erano quadri dell’altro secolo, con dei personaggi strani della sua famiglia, ma in realtà neanche lui conosceva l’esistenza di queste persone e dunque le ignorava completamente. Nella casa di questa persona la tranquillità regnava sovrana, ma nel momento in cui si svegliava lei le sue ire andavano alle stelle e talvolta i vasi di cristallo andavano a terra come avvolti da una forza oscura. Salì le scale di casa con passo felpato, mentre le parole della camera da letto continuavano a perseguitarlo come invidiosi folletti, lui avrebbe voluto che non fosse mai nata. Ma il suo cuore batteva come un tamburo impazzito, ma questo soltanto all’ultimo scalino, perché la sua voce la sentiva sempre più forte.
COMMISSARIATO DI NOCERA: UFFICIO DEL COMMISSARIO TOMELLI
Il caos del commissariato era incredibile, Tomelli non voleva sentire rumore, dato che da tempo, aveva da risolvere un problema, anni fa, era uscito da galera un uomo, aveva massacrato 5 persone, scarnificate con un coltello, ad ognuno di esse, mancava qualcosa, ad uno mancava un braccio, ad un altro la testa, ma le cose si ripetevano, dato che i morti senza braccia erano 2, ad uno mancava il braccio destro, e a un altro mancava il braccio sinistro, era un affare strano, dato che tra le persone non c’era un collegamento preciso, erano poliziotti senza alcun legame tra loro, anzi, nemmeno si conoscevano, si sono ritrovati in paradiso tutti e 5, solo li si sono ritrovati. Tomelli avrebbe voluto ritrovare questa persona, erano caduti dei sospetti su degli psicopatici del tempo, ma nessuno mentalmente avrebbe potuto fare un tale massacro. Tomelli allora era appena diventato appena commissario, e tale incarico era troppo per un giovane, il caso di un serial killer che uccide delle persone per prendergli gli arti era troppo, sia per la carriera ancora poco esperta, e sia per lo stomaco di un remoto venticinquenne.
TRIBUNALE PENALE DI NOCERA ORE 11:00
Nell’ufficio dell’avvocato Renato Roberti non c’era nessuno a parte lui, c’era silenzio, stava scrivendo su dei documenti sul caso di un suo vecchio cliente, non stava pensando a nulla a parte il suo lavoro, in quel momento ricevette le visite di qualcuno che probabilmente conosceva, bussando alla porta potette essere invitato dall’avvocato:-Avanti- L’avvocato alzò lo sguardo dal suo lavoro:-O ciao- La persona andava lentamente verso l’avvocato, e dunque si sedette sulla sedia di fronte a lui:-Allora cosa desideri da me?- La persona fece uno scatto in piedi e afferrò l’avvocato, poi estrasse quello che usa il macellaio, un coltello per tagliare la carne, grosso, duro, e semplicemente affilato, la forza del coltello fu testato sulla testa dell’avvocato, che lasciò questo mondo, e la testa fu tagliata accuratamente e presa con se.
IL GIORNO DOPO VIENE RITROVATO IL CORPO NELL’UFFICIO CHIUSO A CHIAVE.
Il cadavere dell’avvocato Roberti fu ritrovato steso sul tavolo da lavoro, e il sangue aveva sporcato tutti i documenti del malcapitato, mentre Tomelli era arrivato sul luogo del delitto, aveva notato una macchina parcheggiata in doppiafila, probabilmente quella dell’avvocato Renato Roberti, il cadavere aveva sporcato parecchie cose, sulla scrivania c’erano i documenti del processo del giorno dopo. Tomelli stava con il dottor Ruggero Martelli, della scientifica di Nocera umbra, le cose che si potevano dire non erano molte, soltanto che l’avvocato conosceva l’assassino:-Si, probabilmente era un cliente messo in libertà che si è vendicato, poi questo è quello che probabilmente incastrerà quella persona incastrato 12 anni fa circa, e ora che è stato liberato gli omicidi proseguono, dobbiamo riprenderlo assolutamente- Tomelli era in discussione con Martelli:-Si, ma non sappiamo più dove si trovi- Tomelli sapeva che sarebbe difficile ritrovarlo, dato che quello amava le Hawai, avrebbe dovuto bloccarlo anzitempo:-Non lo so, l’unica cosa è telefonare a delle agenzie di viaggio per vedere se ha prenotato- Allora Martelli disse:-Ma come si chiamo costui?- Tomelli non ricordava il suo nome, ma la stranezza di questo glielo fece ricordare:-Si, si chiama Artemio Calligaris- I due stavano continuando a parlare di questo fatto, non si sapeva dove avrebbe colpito nuovamente, nel frattempo avrebbero dovuto contattare delle agenzie di viaggio per sapere se per caso aveva prenotato per scappare da Nocera.
IL GIORNO DOPO.
Erano le 7:16 del mattino, e Tomelli si era appena alzato dal letto, e tra 20 minuti circa sarebbe dovuto uscire per raggiungere il commissariato per continuare le indagini su Calligaris, stava a bagno, e mentre si lavava la faccia con le grosse mani, squillò il suo cellulare, se ne accorse, ma aveva le mani bagnate, dunque dovette asciugarsele prima, e così potette raggiungere l’apparecchio acustico per comunicare con altre persone, lo aprì, e disse:-Tomelli- La voce che lo raggiungeva era conosciuta:-Pronto Tomelli, sono Riccardo Rossi, ho delle informazioni importanti sul caso di Artemio Calligaris- Tomelli si sistemò pantaloni zuppi d’acqua e dunque disse:-Cosa c’è di nuovo?- Allora Rossi disse:-Abbiamo contattato 20 diverse agenzie di viaggi, ma niente, nessuno Artemio Calligaris ha prenotato, e non può di certo aver dato un nome falso, li c’è bisogno dei documenti personali per prenotare un volo- Allora Tomelli ebbe un’idea migliore:-Fatte dei posti di blocco su tutte le affluenti per Nocerca Umbra, non ci deve scappare-
PIU’ TARDI AL COMMISSARIATO.
Tomelli stava analizzando tutti gli indizi trovati dalla scientifica fino ad ora, niente di particolarmente significante, l’assassino uccideva delle persone senza un filo logico e gli staccava gli arti, anche esso senza un filo logico, ma se gli staccava gli arti, qualcosa di particolare lo doveva avere, o era pazzoide o ci costruiva qualcosa di strano, le ipotesi erano tante, in fondo con la testa di un uomo ci fai parecchie cose, dato che un oggetto utile per studiare e anche come ferma carte, forze sul mobile all’ingresso di casa Tomelli, la testa del giudice Massimiliano Massoni ci stava bene, in effetti gliene aveva fatte di cose brutte a Tomelli il giudice Massoni, soprattutto quando disse alla giuria di non far mettere un pericoloso serial killer in prigione, perché poi era venuto sapere che era suo suocero, e stranamente, il giudice telefonò in quel momento, e soprattutto, perché aveva chiamato all’ufficio di Tomelli?:-Tomelli- Come al solito il commissario rispondeva così:-Tomelli?, sono Massoni, penso che ti ricordi di me?, soprattutto della mia faccia?- Massoni amava essere spiritoso:-E come me la scordo la faccia di un giudice, soprattutto quando voleva salvare un serial killer parente- Massoni proseguì:-Si, noi giudici talvolta siamo essere davvero degli stronzi nei confronti anche della polizia- Allora Tomelli decise di andare al sodo:-Allora, perché mi hai chiamato?- Massoni allora decise di parlare seriamente, perché aveva dei problemi:-Ti ho telefonato perché ho ricevuto una telefonata di minaccia, ed ho davvero paura- Tomelli si sedette meglio sulla sedia e dunque disse:-Stai scherzando vero?- Il giudice rispose:.Sai che sul lavoro io non scherzo, mi hanno telefonato in anonimo, mi hanno minacciato di morte, e questo succederà al tribunale durante la causa, ha paura, non è che puoi mandare dei rinforzi in più, una 30 di poliziotti- Allora Tomelli disse:-Vacci piano, comunque te li mando, ma non perché me lo hai chiesto tu, perché ho un presentimento che quello che ti vuole morto, è l’uomo che cerco io, quindi verrò al tribunale tra circa 25 minuti assieme ai 30 poliziotti armati, non ti preoccupare, non succedera nulla alla tua testolina- In quel momento attaccò la cornatta, e si rese conto di aver fatto una battuta troppo forte, dato che la testolina del giudice non era al sicuro, e soprattutto a guardare la testolina dell’avvocato Roberti.
ORE 8:05 TRIBUNALE.
La gente era entrata nella sala della causa, e tutta la giuria era pronta al tavolo, mentre l’imputato e il suo avvocato stavano seduti al tavolo a parlare, mentre il presunto giusto, senza peccato, stava tranquillo, e il suo avvocato stava parlando sul modo più artistico di fregare il suo collega. Poi finalmente entrò il giudice Massoni, che si sedette in mezzo ai suoi colleghi:-Salve a tutti, presento i membri della causa di oggi, i miei colleghi giudici sono Lorenzo Silvani e Giovanni Salvemini, i membri della giuria sono Carmine Lo Santo, Anna Garbi, Omar Vecchioni, Giorgio Cherubini, poi gli avvocati Artuto Torba e Livio Toscanelli, i due contendenti, Thomas Rudonia e Luigi Marcelli- La causa si aprì e dunque cominciarono a chiamare al tavolo dei testimoni vari, il caso non interessava di certo a Tomelli, a lui interessava Calligaris…
FLASHBACK
:-Artemio!!!!!!-
RITORNO.
Non vedeva niente di strano o insolito, poi dopo circa 25 minuti di interrogatorio, diede una martellata sul tavolo e sospese l’udienza, così tutto il pubblico potette parlare e alzarsi in piedi, e anche Tomelli si alzò in piedi, e si recò verso la sala del giudice.
IL GIUDICE ENTRO’ NELLA SUA SALA PERSONALE.
Il giudice per ora la aveva scampata, ma non sapeva ancora se l’assassino era nei paraggi, ma l’importante era che la televisione non sapesse nulla su questo affare, chiuse la porta dietro di se e si diresse verso la sua scrivania, si sedette e lesse gli appunti presi durante il caso, non li potette leggere però, una mano lo prese per la bocca, era una mano che indossava un guanto nero, poi si avvicinò un coltella alla sua gola, e con estrema forza gli si fu applicato a dosso, e dunque cadde sulla scrivania morto, l’assassino cambiò arnese, utilizzò un coltello da macellaio, fu applicato sul giudice, e da esso ne fu prelevato un braccio, precisamente quello destro-
TOMELLI ANDO’ VICINO ALLA PORTA DEL GIUDICE.
Il commissario mostrò di essere un poliziotto con l’apposito tesserino, e ebbe l’accesso alla camera, in quel momento, vide la tragica scena, il giudice ucciso, monco di un braccio, allora chiamò la guardia fuori dalla porta e annunciò la tragica notizia, dell’assassino non c’era la minima traccia, ed era la conferma della pazzia di Calligaris.
10 MINUTI PIU’ TARDI.
L’arrivo della scientifica era immediato, era un caso difficile da risolvere, ed essa era sempre utile alla polizia:-Non possiamo più andare avanti così, probabilmente però c’è un filo logico in questo caso, ha ucciso un avvocato e un giudice, stranamente lo stesso avvocato e lo stesso giudice del giorno della sua causa- Le cose diventavano difficili, e la pista da seguire era sicuramente un'altra, non si poteva andare avanti così, aspettando che l’assassino gli cada tra le braccia, avrebbe dovuto cercarlo lui, soprattutto dove di solito andava, e soprattutto dove lavorava, e quindi nella biblioteca principale di Nocera. Con la sua macchina Tomelli arrivò davanti alla biblioteca dove probabilmente aveva lavorato il ricercato, chiuse la portiera della macchina e si recò verso l’entrata principale, l’edificio era composto da due piani, e su questi due piani c’erano milioni di libri, di tutti i colori, era raro trovare dei posti vuoti, ma se ne volevi uno, di certo ce ne era, l’uomo si diresse verso la prima lavoratrice disponibile, e dunque disse:-Sono della polizia di Nocera, ho bisogno di informazioni su un uomo che lavora qui- la donna si grattò il mento, si sistemò gli occhiali, e dunque disse:-Polizia dice?, di che cosa ha bisogno?- Allora Tomelli disse:-Ho bisogno di informazioni su un certo Artemio Calligaris- La donna riflesse, si mise dietro i capelli rossi, e dunque disse:-A si, quel killer, me lo ricordo bene, mi aveva detto che le sue parti del corpo fumavano quando mi vedeva- Allora Tomelli disse:-Perché la amava?- Allora la donna proseguì nel discorso:-Si, diceva di amarmi, ma io non amo le fantasie omicide di quel pazzo- Tomelli si recò in una libreria, poi disse:-Ha fatto qualcosa di particolare ultimamente Calligaris?- La donna si avvicinò al commissario e gli rispose:-No, ultimamente non si è più visto, si è prese 1 mese di ferie ed sparito senza far sapere più niente, ma la cosa che più mi ha colpito è che ha preso in presito un libro, ed è questo che mi preoccupa- Tomelli mise una mano in tasca e chiese:-Che libro ha prelevato?- La risposta non se la aspettava nessuno:-Ha preso il libro di Frankstain, forze è appassionato di tale libro ed ha voluto emularlo- Tomelli allora chiese:-Sa dove vive?, vorrei andare a casa a trovarlo, anzi per arrestarlo e soprattutto, vedere cosa fa con gli arti della gente- Allora la donna diede l’informazione vitale al commissario:-Si, vive a via Ludovico Biagi 12, possiede un villino viola con box e soffitta, la riconoscerà di certo- Ci furono i ringraziamento del commissario Tomelli, e poi lasciò la biblioteca per recarsi dalla verità.
10 MINUTI DOPO.
L’uomo arrivò a casa del serial killer presunto, la casa era strana e particolare, composta da un violetto e da un rosso sangue per contorno delle finestre, il cancello di casa era chiuso, cerco di spingerlo con le braccia, ma era impossibile accedergli, avrebbe dovuto cercare un altro modo per entrare, girò attorno al villino, e vide che c’era la possibilità di salire su una pattumiera dell’immondizia e dunque saltare il muro. Questa possibilità si rivelò utile, dato che in un batter d’occhio si ritrovò al di la del muro. Ad ogni passo, le scarpe scricchiolavano sulla foglie cadute, era segno che non se ne occupava da tempo, e dunque non avrebbe potuto essere a casa, arrivò davanti alla porta di casa, prese la chiave universale ed aprì la porta in noce, di un valore incredibile, la casa era bellissima, arredata con i più i bei mobili dell’ altro secolo, poi vi erano quadri con cornici in oro puro, se ne poteva capire con una semplice unghia, se gratti sull’ argento ricoperto d’oro, un minimo d’oro ti si infila dentro l’unghia, invece Tomelli, aveva fatto il test, e di oro non ne era rimasto nulla dentro. La foto era di un parente dei Calligaris, si chiamava Luigi Calligaris, bisnonno dell’attuale Artemio, di certo se Luigi non era un serial killer come il nipote, non sarà di certo contento. Poi c’era un tavolo di pietra antico, quella casa era fatto di miliardi di lire, poi, notò delle scale che portavano verso il basso, probabilmente in cantina, Tomelli prese la calibro 38 e scese in cantina, aprì la porta lentamente, ma non c’era nessuno, allora ebbe via libera alla cantina, vi erano dei tavoli di legno tutti consumati dalle tarme, poi un frigo per contenere i cibi freschi, si avvicinò lentamente, poi lo aprì, e il terrore di quello che aveva visto gli fece prendere uno spavento provvisorio, dato che era la testa dell’avvocato Roberti con la bocca spalancata, probabilmente quello era lo sguardo quando gli è stata staccata la testa, poi c’erano delle braccia e delel gambe, poi, su un tavolo c’era una lista di nomi, li lesse, e gli venne quello definito come colpo, lesse una lista, erano tutte le persone uccise da lui, c’era Massoni, Roberti, Livelli, Materazzi, erano tutte persone che erano state uccise prima e dopo del suo arresto. L’uomo chiuse il frigorifero e si diresse verso l’entrata della cantina, poi salì le scale che portavano al piano di sopra, non c’era d’avvero nessuno, ma c’era una porta chiusa, strano davvero, si, perché probabilmente si trattava della camera da letto, ma capì subito perché era chiusa, perché udì dei lamenti spaventosi, e una voce femminile stranamente modificata, implorava aiuto:-Artemio!- Urlava, ad un tratto udì la porta di casa aprirsi, allora li gli venne il panico, si chiuse nel bagno a chiave, e nel frattempo sentiva i lamenti della donna, e i passi di Calligaris sempre più vicni, in effetti, quando Artemio inquadrò colui che saliva le scale, constatò che si trattava proprio di Calligaris, e teneva in mano una borsa, da dove sporgeva un braccio con lo smalto, proprio il braccio di una della giuria, si ricordava di averla vista al banco con questo smalto eccessivo alle dita, entrò nella camera da letto e chiuse la porta dietro di se, si sentiva la voce di Calligaris che diceva qualcosa, ma non si capiva cosa stesse dicendo, il poliziotto cercava di capirlo, ma niente, la voce era troppo silenziosa per poter decifrare le parole. Ad un tratto la porta si aprì, e ne uscì Calligaris che si recò verso le scale e le scese, Tomelli aveva sentito chiudersi la porta della cantina, allora il commissario uscì fuori, caricò la pistola e si mise dietro alla porta della camera da letto, in modo leggero appoggiò l’orecchio sulla porta e poi la spinse, ebbe uno spettacolo unico quando mostruoso davanti a se, non voleva vedere tale scempio, il sangue sulle pareti era poco, ma quello che stava sul letto, quello si che faceva paura, era qualcuno legato, una specie di donna, legata a mani e piedi, composta da pezzi di corpi diversi tra loro, il suo sguardo era pauroso, la sua testa era traballante, e quasi le cadeva dal collo, gli occhi erano blù e verdi, la testa era del giudice Massoni, e il resto del corpo composto da altre persone uccise, Tomelli sentiva i gemiti di quel mostro, e lentamente ci si era avvicinato, esso tirava calci e le catene si allungavano ad ogni colpo, lo stomaco di Tomelli si era ormai abituato a quel genere di spettacolo, la porta della camera da letto si chiuse, e ne entrò Calligaris, il suo sguardo era cattivo, e il suo coltello da macellaio altre tanto:-Cosa sta facendo nella camera della mia mamma?- Calligaris stava aspettando la risposta del commissario Tomelli:-Cosa stai facendo ,perché stai uccidendo tutta questa gente?- Calligaris disse:-La mia mamma, era malata, e lei gentilmente mi ha chiesto di rinascere, forze non è come essere rinata, però gli ho dato un nuovo cuore, un nuovo corpo, e poi gli darò un nuovo lavoro ed una nuova vita:-Sei un maledetto!- Disse la voce tremolante della donna quasi morta:-Ora che hai scoperto il segreto della mia mamma, non ti posso lasciare vivo- Tomelli si preparò con la pistola, ma il coltello di Calligaris fece prima, però partì un colpo che ferì ad un braccio Calligaris, allora Tomelli ne approfittò e colpì col manico della pistola Calligaris, l’uomo era morto, ma si scordava della donna, ma se ne rese conto tardi, soltanto quando la donna gli diede una coltellata in mezzo al collo e facendo credere che il figlio era il vero assassino.
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